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Apr 28th

Metatarsalgia

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Dott. Riccardo Fini

Metatarsalgia – clinica, diagnosi e trattamento

La metatarsalgia rappresenta una serie di condizioni dolorose della pianta del piede che riguardano
le ossa e le articolazioni metatarsali. Tale manifestazione clinica ha comunemente una causa
infiammatoria che colpisce la seconda, la terza e la quarta articolazione metatarsofalangea, o
isolatamente la prima articolazione metatarsofalangea. [1].
FISIOLOGIA E FUNZIONE
I metatarsi, o ossa metatarsali, sono un insieme di 5 ossa lunghe nel piede, che si trovano tra le ossa
del tarso del retro e medio piede e le falangi delle dita.
I metatarsi sono numerati in modalità crescente a partire dal metatarso mediale per giungere a
quello laterale. In ordine di lunghezza relativa, invece, abbiamo questo ordine: secondo, terzo,
quarto, quinto e primo [2].
Le loro superfici plantari e dorsali offrono attacco a numerosi legamenti, fascia plantare e muscoli.
[3].
Le ossa metatarsali formano con le ossa cuneiformi e con il cuboide un’articolazione planare,
chiamata di Lisfranc, nella quale hanno un arco di movimento limitato sul piano frontale, di soli
pochi gradi. In particolare, il primo raggio si muove mediamente di appena 1,6 gradi, mentre il
secondo di 0,6 gradi [4]. L’articolazione di Lisfranc è composta da 3 colonne, mediale, centrale e
laterale. Quest’ultima divide il mediopiede dall’avampiede [5].
I metatarsi inoltre formano distalmente le articolazioni metatarsofalangee, grazie al rapporto che si
instaura tra le loro teste e le corrispondenti basi delle rispettive falangi prossimali.
In questo caso si tratta di articolazioni condiloidee, capaci di muoversi sul piano sagittale e
trasverso. L’estensione quindi è possibile per 90 gradi e la flessione per un intervallo compreso tra
30 e 50 gradi. Sul piano trasverso l’escursione articolare è minima [4].
Le articolazioni metatarsofalangee possiedono una stabilizzazione dinamica fornita dai muscoli
circostanti, e dal punto di vista artrocinematico il glide and roll avvengono nella stessa direzione,
poiché la falange (osso concavo) si muove sulla testa del rispettivo metatarso (osso convesso) [4].
La funzionalità dei metatarsi per la funzione statica e dinamica del piede si esplica attraverso un
meccanismo “ad argano”. Quando i metatarsi sono iperestesi, la fascia plantare si tende e traziona i
metatarsi insieme formando una struttura rigida, la quale diventa particolarmente necessaria per la
forza propulsiva [6].

EPIDEMIOLOGIA E FATTORI DI RISCHIO
Ci possono essere numerosi fattori eziologici per la metatarsalgia, ma la maggioranza sembra
riferirsi ad un’alterazione della struttura del piede e della caviglia.
Il dolore è spesso localizzato al primo e al secondo metatarso, il quale può essere dovuto ad un
aumento della mobilità del primo raggio [8], e si è ridotta l’importanza che si attribuiva in passato
alla lunghezza di esso nel determinare la sintomatologia [9].
La lunghezza del metatarso diventa invece importante se essa viene ridotta tramite osteotomia per
correzione di un alluce valgo [10]. Si parla di causa iatrogena.
L’alluce valgo può essere quindi un fattore di rischio [11].
Anche la morfologia degli arti inferiori, sia per quanto riguarda l’assetto del piede, sia del
ginocchio, sia dell’anca, può costituire un fattore di rischio.
Piede con tendenza al piattismo e alla pronazione, ginocchia tendenti al valgismo, anche
intraruotate e pelvi con tilt anteriore costituiscono una morfologia maggiormente a rischio per la
metatarsalgia [7]. Dato che nella popolazione di sesso femminile tale morfotipo è notevolmente
espresso, è maggiore l’incidenza di metatarsalgia, che inoltre si aggrava con l’uso di tacchi alti [18]
[20]. L’accorciamento del gastrocnemio è un fattore di rischio notevole [12].
L’artrosi delle articolazioni metatarsofalangee può essere causa di metatarsalgia secondaria [13].
PRESENTAZIONE CLINICA
I sintomi della metatarsalgia includono:
dolore e rigidità sulla superficie plantare delle teste dei metatarsi o alle articolazioni
metatarsofalangee; sviluppo di calli sotto le teste metatarsali promimenti, dolore che aumenta in
mid-stance e durante la fase di propulsione nel ciclo del passo [14].
Il dolore è riferito come se si camminasse su dei ciottoli, spesso vi è riduzione del ROM delle
articolazioni colpite e a volte sublussazione delle stesse [15].
Spesso si associano dita a martello [16].

DIAGNOSI
La diagnosi è differenziale nei confronti di fascite plantare, neuroma di Morton, piede di Morton,
Artosi [17]. I raggi X possono essere eseguiti per conferma diagnostica [17].
TERAPIA
Per togliere dolore dalle strutture anteriori del piede è a volte necessario togliere parte del peso
corporeo, utilizzando ortesi da inserire nelle scarpe, come cuscinetti o plantari morbidi in gel [19].
E’ possibile utilizzare anche bendaggi funzionali e antinfiammatori non steroidei, ma solo in caso di
dolore moderato, e a patto che la scarpa sia comoda e non abbia il tacco.
Tali trattamenti si rilevano efficaci a breve termine [20] [22].
Un trattamento di efficacia molto superiore consiste nello stretching del Gastrocnemio e della fascia
plantare, poiché esso è in grado di modificare la mobilità delle strutture interessate e la resistenza
meccanica delle stesse [21].

Tale tipo di trattamento consiste in un allungamento del tricipite surale, dei muscoli intrinseci del
piede, della fascia plantare e del tendine di Achille. Tale tipo di trattamento è quindi volto
all’allungamento e quindi al miglioramento delle proprietà meccaniche delle strutture della Catena
Cinetica Posteriore, che racchiude al suo interno anche i muscoli sopraelencati.
Per ottenere questo benificio è possibile utilizzare tecniche di stretching PNF (o MET) che sfruttano
le conoscenze di neurofisiologia per massimizzare l’allungamento.
Si richiede un lavoro muscolare attivo nel senso contrario dell’allungamento, a cui poi si fa seguire
un periodo di riposo durante il quale si procede allo stretching, poiché dopo una contrazione
muscolare il guadagno in estensibilità del tessuto viene ottenuto più facilmente, e il beneficio si
mantiene più a lungo [25].

In certi casi è anche possibile abbinare un’infiltrazione ad un breve periodo di riposo con l’utilizzo
della terapia manuale e all’esercizio terapeutico citati sopra. [23].
La terapia chirurgica invece utilizza le tecniche di osteotomia di Weil, o meglio la tripla osteotomia
di Weil, che preserva i rapporti di lunghezza tra i metatarsi, riducendo le complicanze che
potrebbero avvenire se la lunghezza del primo raggio si riducesse troppo a discapito degli altri
quattro [10] [24].

BIBLIOGRAFIA
[1] Brukner P. Brukner & Khan’s clinical sports medicine. North Ryde: McGraw-Hill; 2012.
[2] Pag. 272-273, Gray’s Anatomy, Twentiew Edition.
[3] Gray’s 1918, 6d. 2. The Metatarsus
[4] Lundberg A, Goldie I, Kalin B, Selvik G. Kinematics of the ankle/foot complex: Plantarflexion and
dorsiflexion. Foot and Ankle 9(4):194–200, 1989.
[5] Houglum PA, Bertoti DB. Brunnstrom’s clinical kinesiology. FA Davis; 2012
[6] Plantar Fasciitis and the Windlass Mechanism: A Biomechanical Link to Clinical Practice
Lori A. Bolgla and Terry R. Malone LEVEL OF EVIDENCE 1B
[7] Cote KP, Brunet II ME, Gansneder BM, Shultz SJ. Effects of pronated and supinated foot postures on static
and dynamic postural stability. Journal of athletic training. 2005 Jan 1;40(1):41. LEVEL OF EVIDENCE 2
[8] First ray mobility increase in patients with metatarsalgia.
Greisberg, Justin; Prince, Daniel; Sperber, Lisa; National Library of Medicine. Foot & ankle international Vol.
31, Fasc. 11, (November 2010): 954-958. DOI:10.3113/FAI.2010.0954 LEVEL OF EVIDENCE 1B
[9] Metatarsal length does not correlate with maximal peak pressure and maximal force.
Kaipel, Martin; Krapf, Daniel; Wyss, Christian; National Library of Medicine. Clinical orthopaedics and
related research Vol. 469, Fasc. 4, (April 2011): 1161-1166. DOI:10.1007/s11999-010-1615-y LEVEL OF
EVIDENCE 3B
[10] Association of Metatarsalgia After Hallux Valgus Correction With Relative First Metatarsal Length.
Nakagawa, Satoru; Fukushi, Jun-Ichi; Nakagawa, Takeshi; Mizu-Uchi, Hideki; Iwamoto, Yukihide; e altri.
Foot & ankle international Vol. 37, Fasc. 6, (June 2016): 582-588. DOI:10.1177/1071100716634792
LEVEL OF EVIDENCE 3B
[11] Influence of common associated forefoot disorders on preoperative quality of life in patients with hallux
valgus. Gines-Cespedosa A1, Alentorn-Geli E, Sanchez JF, Leal-Blanquet J, Rigol P, Puig L, de Zabala S.
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[12] Gastrocnemius Recession for Metatarsalgia.
Cortina, Rose E; Morris, Brandon L; Vopat, Bryan G; National Library of Medicine. Foot and ankle clinics Vol.
23, Fasc. 1, (March 2018): 57-68. DOI:10.1016/j.fcl.2017.09.006 LEVEL OF EVIDENCE 1B

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